L’ANTIDOTE – Terrazza Palazzo Lanfranchi, Matera

Immaginate tre fiumi potenti che abbandonano il loro corso tradizionale e si uniscono in un’enorme massa d’acqua sperimentale. Uno è iraniano, si chiama Bijan Chemirani, discende da una dinastia di percussionisti persiani e padroneggia lo zarb come se lo avesse inventato tremila anni fa. Ha collaborato con una vasta gamma di musicisti, tra cui Jean-Marc Padovani, Juan Carmona e Sting. Un altro, Rami Khalife, libanese, è un pianista classico virtuoso che regna su un universo personale che va da Rachmaninov al misticismo sufi e all’elettro-dance. Infine, Redi Hasa, il cui maestoso violoncello abbraccia molti mondi, ha recentemente contribuito alla colonna sonora del documentario di Céline Dion, candidato all’Oscar. Nessun limite, nessun argine può contenere la forza di questo nuovo fiume, nessun paesaggio è escluso. Nessuno può prevedere che cosa uscirà da questo raduno. Ma mentre la tempesta infuria sulla fragile Terra, forse vale la pena sapere che questi grandi musicisti stanno lavorando a un antidoto, che è anche il titolo del loro album di debutto.

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